I Teatranti d’Inscenamondi

Laboratorio ludico-espressivo per l’integrazione interculturale
Da un’idea di Patrizia Foschi, Cristina Lentini, Valentina Rinaldi e Chiara Severi - Volontarie di Servizio Civile nel 2007

Il progetto si svolge nel contesto territoriale del Comune di Cesena, coinvolgendo in particolar modo i Quartieri “Centro Urbano” e “Oltre Savio”.

Si rivolge a venticinque ragazzi stranieri e italiani di età compresa fra gli 11 e i 13 anni, frequentanti le Scuole Secondarie di 1° Grado “Via Pascoli” e “Via Resistenza”, e alle famiglie degli stessi.

I due Quartieri sono caratterizzati dall’esiguità, specialmente nel periodo estivo, di spazi e attività di aggregazione extrascolastica che siano laici, accessibili economicamente alle famiglie e strutturati in modo tale da facilitare l’integrazione dei giovani stranieri.

Negli ultimi anni si è assistito a un ulteriore incremento della percentuale di ragazzi stranieri che frequentano le Scuole Secondarie di 1° Grado: si è infatti passati dall’ 8,6% (a.s. 2004/2005) al 9,3% (a.s. 2008/2009), secondo i dati del Settore Servizi Socio-Educativi del Comune di Cesena. In particolare nella Scuola “Resistenza” vi sono 65 alunni stranieri su un totale di 786, ovvero l’ 8,3%, mentre nella “Via Pascoli” vi sono 66 alunni stranieri su un totale di 600, ovvero l’ 11%. Di qui la necessità di attivare sempre più percorsi di integrazione e scambio culturale per ragazzi.

Tale bisogno è da inserirsi in una prospettiva più ampia, che tenga conto anche delle famiglie di questi giovani stranieri: sempre più, esse si trovano ad affrontare il problema di come gestire le “seconde generazioni”, ovvero i propri figli nati e cresciuti nel contesto di accoglienza italiano.

Spesso accade che la necessità, per questi ragazzi, di integrarsi porti con sé il pericolo dello sradicamento culturale e della perdita di parte della propria identità. E’ allora fondamentale che questi imparino sì la lingua e i codici della società in cui sono venuti a vivere ma in un processo che consenta loro di mantenere le proprie radici, potendosi esprimere a partire dal proprio ambito culturale.

La risposta a questa necessità non può essere l’assimilazione, bensì l’integrazione interculturale, da intendersi come un processo continuo di interazione e di socializzazione tra tutte le parti in gioco, in una dinamica di scambio tra individui italiani e stranieri, tutti diversi nella loro unicità.

In sintesi, il progetto intende quindi lavorare sul dialogo tra le culture, nel contesto concreto delle seconde generazioni e delle loro famiglie.

A tal fine è fondamentale tenere presente, usando le parole del pedagogista Duccio Demetrio, che ” l’interculturalità non si palesa se non laddove ‘qualcuno’, persona o ente, si ripromette di stabilire un contatto diretto tra i diversi mondi e punti di vista [...] e interculturale non può che dirsi ogni incontro, contatto o occasione che susciti forme e manifestazioni comunicative. “

Di qui l’idea di stabilire il contatto attraverso il teatro, il quale diventa mezzo e fine al tempo stesso: mezzo, perché tramite il laboratorio teatrale che si attiverà nel periodo estivo si andrà a rispondere a una serie di bisogni degli utenti ancora in parte scoperti (integrazione interculturale, superamento della cosiddetta “emergenza estate”, apprendimento e mantenimento della lingua italiana nel periodo estivo, attivazione dei contatti tra cittadini stranieri e servizi esistenti sul territorio). Fine, perché la rappresentazione teatrale che si andrà a costruire durante il laboratorio assume il valore di un risultato concreto, visibile prima di tutto ai ragazzi stessi ma anche alle famiglie, alla scuola e alla comunità.

Il teatro verrà quindi utilizzato come mezzo per:

1.                  creare uno spazio di integrazione interculturale, che vede come “attori” del processo sia i ragazzi che le loro famiglie. I ragazzi verranno coinvolti in prima persona tramite il laboratorio e la rappresentazione teatrale; mentre le famiglie verranno coinvolte tramite incontri esplicativi dell’attività, momenti di ritrovo/festa in cui saranno proposti anche dei giochi teatrali e tramite la costruzione delle scenografie.

2.                  far fronte all’ emergenza estate. Con tale termine si intendono quelle situazioni di solitudine che spesso si trovano a vivere i ragazzi stranieri durante l’estate, quando le scuole sono chiuse e i genitori lavorano maggiormente perché impiegati nel settore stagionale. Forte è la richiesta da parte delle famiglie straniere di essere sostenute soprattutto in questo periodo dell’anno.

3.                  supportare la scuola nell’insegnamento dell’italiano come lingua seconda (italiano L2), cioè diversa dalla lingua d’origine. L’apprendimento e il mantenimento della lingua italiana è un bisogno forte dei ragazzi stranieri, che si acuisce in particolar modo durante le vacanze estive, quando viene loro a mancare il supporto della scuola e diminuiscono i momenti in cui si possono esercitare a livello linguistico. Risultato di ciò è uno scarso rendimento nei primi mesi dell’anno scolastico, difficile da recuperare. Il teatro, proprio perché implica l’utilizzo della parola, può essere il contesto extrascolastico ottimale per permettere ai ragazzi di esercitarsi e di mantenere l’uso della lingua. Inoltre si avrà anche un miglioramento delle capacità linguistiche (a livello di dizione e di trasmissione del messaggio) ed espressive (a livello di conoscenza di sé, di ciò che si vuole trasmettere e dell’interazione corpo-spazio) di tutto il gruppo di lavoro.

4.                  creare contatti con i beneficiari del progetto e rafforzare quelli già esistenti. La scuola fungerà da ponte tra i servizi promotori e gli utenti. Nello specifico, verranno coinvolti i dirigenti delle due Scuole Medie e gli insegnanti referenti del progetto “Torre di Babele”, che da anni organizza, struttura e finanzia i laboratori scolastici di prima alfabetizzazione per ragazzi stranieri. È da sottolineare l’importanza della scuola in questo passaggio, in quanto in qualche modo essa si fa “garante” con le famiglie delle attività proposte, ma anche perché gli insegnanti sono a conoscenza degli alunni, delle loro specifiche situazioni e quindi anche di chi tra loro ha bisogno e sarebbe interessato al progetto. Oltre a creare contatti nuovi tramite la scuola si rafforzeranno anche quelli già esistenti tra i potenziali interessati al progetto e i soggetti promotori dello stesso (Centro Interculturale “Movimenti”, Centro per le Famiglie, Centro per la Pace “E. Balducci”, Centro Stranieri “S. Togni”, Associazione “L’Altra Città - l’Altra Medina”). Avendo ben presente, al fine del coinvolgimento degli utenti, l’importanza che ha, soprattutto nei confronti delle famiglie straniere, l’avere con esse rapporti di fiducia, che durano nel tempo e improntati sulla relazione diretta.

Perché  utilizzare  proprio il teatro come mezzo?

Il teatro non è soltanto un’arte che ha come fine la rappresentazione, ma è anche lo sviluppo di un’attività concreta che attraverso il riconoscimento del proprio corpo-mente, permette la costruzione di se stessi come esseri sociali. Il lavoro corporeo su cui insiste da sempre il teatro aiuta a scoprire l’importanza di esplorare ed esercitare il proprio corpo per la vita quotidiana: “riscoprendo la mappa del nostro essere sociale come una radiografia della nostra propria vita, impariamo a guardarci e riaffermiamo la nostra identità come individui.”

In questo processo di socializzazione dobbiamo essere consapevoli di chi siamo, da dove veniamo, come e perché comunichiamo. In ogni interrelazione, la persona capta, utilizza e trasmette codici di condotta e comunicazione sociale, incorpora regole attraverso il contatto con gli altri, regole di formazione del linguaggio, dei gesti, dello sguardo, dello spazio interindividuale, ecc..

È questa l’importanza che la comunicazione ha nella trasmissione della cultura. L’essere umano fa sempre parte di un contesto sociale dal quale apprendere e con il quale condividere codici che lo identificano e gli danno senso di appartenenza. Questi codici si possono decodificare attraverso il teatro.

Il teatro, quindi, opera in questo processo di socializzazione, anche come mezzo di comunicazione sia di tipo verbale che corporea.

Nello specifico: il “dialogo teatrale” sviluppa la comunicazione verbale, migliorando la lingua, la dizione e la trasmissione. Il “gioco drammatico” (esercizi di tecnica teatrale che si applicano ai gruppi) favorisce l’interazione corpo-spazio e agevola nell’espressione sensibile della propria interiorità, incrementando la capacità di comunicazione fisica e la spontaneità nel rapporto immediato con gli altri.

Descrizione concreta del progetto:

Le strutture coinvolte nel progetto sono il Centro per la Pace “E. Balducci”, il Centro Interculturale “Movimenti”, il Centro per le Famiglie, il Centro Stranieri “S. Togni” e l’Associazione “L’Altra Città - l’Altra Medina”. Si tratta di soggetti che già da tempo hanno consolidato una sinergia tale da permettere di soddisfare i diversi bisogni degli utenti stranieri e di instaurare con essi un rapporto di fiducia. Tale tipo di rapporto è fondamentale per poterli coinvolgere efficacemente nel progetto.

Le risorse umane messe a disposizione contemplano:
1 attrice laureata al DAMS, esperta in conduzione di laboratori teatrali, che da anni opera nel settore del teatro rivolto ai ragazzi
1  laureanda in Scenografia del Melodramma, che si occuperà delle attività di natura manuale (scenografia, costumi, ecc.)
2 volontarie del Servizio Civile Nazionale, che garantiranno una presenza costante e competenze acquisite con gli studi e durante la prima parte del servizio svolto presso le strutture di riferimento sopra citate
4   animatori/trici

Tempi
L’inizio del progetto è previsto per la seconda metà di maggio e la prima fase consisterà:

  • nella presa di contatto con gli utenti tramite le scuole e i servizi promotori del progetto. Verrà anche ideato e realizzato un volantino informativo da consegnare personalmente agli interessati, verranno organizzati con i ragazzi e le loro famiglie incontri di conoscenza ed esplicativi delle attività;
  • nell’organizzazione del laboratorio teatrale previsto per il periodo estivo: si cercheranno stimoli sottoforma di fiabe, racconti, mitologia da proporre ai ragazzi;
  • nell’attivazione dei luoghi fisici in cui si porteranno avanti le attività estive.

La seconda fase avrà inizio con la seconda settimana di giugno con il vero e proprio laboratorio teatrale, il quale si articolerà in 3 incontri settimanali di 3 ore ciascuno con i ragazzi e in una serie di incontri, più saltuari, con le famiglie degli stessi. In questo periodo, nello specifico, verrà portato avanti con il gruppo di ragazzi un lavoro sulla lingua, sulla dizione, sulla trasmissione del linguaggio, sulla percezione di sé e sulla percezione corpo-spazio: si individueranno le difficoltà e si lavorerà su di esse. Inoltre il gruppo, partendo dallo stimolo proposto, dovrà ideare e strutturare la sceneggiatura della rappresentazione. Il tutto verrà portato avanti avendo un occhio di riguardo per la creazione di uno spazio di aggregazione centrato sull’ascolto, l’accoglienza e il rispetto. Anche le famiglie saranno coinvolte nell’attività tramite la costruzione delle scenografie.

La fase conclusiva inizierà con la prima settimana di agosto e consisterà nella messa in scena della rappresentazione teatrale vera e propria e nell’incontro/festa conclusivo con le famiglie e i ragazzi. Successivamente, a settembre, riprenderanno i contatti con gli insegnanti per valutare il rimando che ha avuto l’attività estiva sul rendimento scolastico dei ragazzi stranieri.